gn_logo_marchio_bianco_oro
gn_logo_marchio_bianco_oro

Behind every
beautiful thing...

BEHIND EVERY BEAUTIFUL THING...

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Le transizioni rappresentano momenti di cambiamento profondo e inevitabile che, sebbene complessi e dolorosi, offrono l'opportunità di un autentico rinnovamento personale. Attraverso strumenti come il "Transition Coaching", è possibile trasformare queste crisi in occasioni di crescita, favorendo consapevolezza e un nuovo senso di direzione.

Qualche settimana fa ho partecipato a un interessantissimo workshop sul tema della complexity leadership; durante la prima cena, ci è stato proposto di condividere con i compagni un nostro momento di trasformazione, ovvero di descrivere un episodio che avesse modificato per sempre qualche nostro paradigma, che avesse prodotto un cambiamento irreversibile nella nostra vita o nella nostra visione della vita.

Ciò che mi ha colpito è che la stragrande maggioranza di noi (in realtà ricordo la totalità, ma preferisco lasciare un margine di errore) ha citato momenti trasformativi di grandi difficoltà personali, familiari, politici, di salute o anche professionali. E nel mio cervello è subito riaffiorato questo verso di Bob Dylan, tratto da “Not dark yet” del 1998: “behind every beautiful thing, there’s been some kind of pain”. Il “pain” è chiaro; secondo il mio modo di vedere e di vivere, la “beautiful thing” è il prodotto di quel dolore, che di fatto accelera un processo evolutivo, di rinnovamento, di avvicinamento a una versione più profondamente vera di noi. Processo che non ha termine, sia chiaro.

Bruce Feiler – autore del best seller “Life is in the transitions” – ha il merito di aver condotto una vasta indagine sulle transizioni, denominata “Life story project”: in seguito a degli eventi personali e familiari molto dolorosi, ha deciso di realizzare 225 lunghe interviste ad altrettanti cittadini americani che avevano vissuto una transizione maggiore, che gli hanno fornito una messe di dati e informazioni. Le tante testimonianze sono state poi studiate con attenzione per rilevare pattern, schemi ripetitivi, durate, sequenze, elementi comuni, fasi, anche se è necessario sottolineare che la limitatezza del campione non permette di elaborare teorie generali, di un qualche valore statistico.

Secondo Feiler, all’interno di un innegabile paradigma di continuo cambiamento, i “lifequake” sono quei terremoti di cambiamento nella vita, che conducono a un periodo di grandi sconvolgimenti, transizione e rinnovamento, che può durare anche cinque anni. 

Cito qui solo un paio di dati che mi sembrano interessanti:

  • secondo i suoi studi, l’87% di essi sono individuali e il 13% collettivi (per esempio legati a crisi economiche, guerre, diaspore, pandemie);
  • il 57% dei lifequake sono involontari e il 43% volontari.

Indipendentemente dalla loro natura individuale o collettiva, che siano indotti o cercati, le transizioni rappresentano comunque dei periodi sfidanti di dolore, spaesamento, tumulto, che immancabilmente producono vivaci periodi di esplorazione e riconnessione. Riconnessione con chi? Con la profondità di se stessi e con i propri valori e talenti (ricordate la ghianda?), cosa che a sua volta produce nuovi atteggiamenti, nuove relazioni con parenti e amici, nuove avventure professionali, svolte spirituali, transizioni di genere… solo per citare qualche possibilità.

In altri termini: indipendentemente dalla genesi e dalle diversità dei soggetti, un elemento che accomuna ogni storia di transizione è il dolore. Quel dolore o shock che ci fa uscire dalla nostra zona di comfort e ci porta a confrontarci con le nostre vulnerabilità e i nostri doni, allontanandoci dal predominante contesto terra-terra di puri e coattivi execution e performance e producendo spesso uno sguardo più grato e tollerante verso il mondo.

La transizione diventa un morire per rinascere e non è un caso che le transizioni sono sempre associate, in una qualche loro fase, a un rituale, che incarna ed esprime il significato altamente simbolico e spirituale della transizione stessa.

In questo contesto, la variabile tempo assume un ruolo fondamentale. Nonostante si tenda a voler tornare rapidamente alle condizioni di stabilità, le transizioni richiedono tempo: un tempo per rilasciare ciò di cui non abbiamo più bisogno, un tempo per elaborare il cambiamento, un tempo per esplorare, e infine un tempo per collegarsi a una nuova versione di noi stessi. È una lentezza che può sembrare irritante in un mondo di costante accelerazione e alla ricerca di risultati, ma è in realtà essenziale per consentire una trasformazione autentica ed efficace. E qui il coaching risulta la disciplina che meglio delle altre aiuta l’individuo in transizione a rispettare e dare valore a questo ritmo naturale, offrendo al coachee uno spazio sicuro per navigare le incertezze e pianificare il futuro senza pressioni eccessive, alla ricerca della corretta espressione di sé.

Faccio chiaramente qui riferimento al Transition Coaching, a un coaching trasformativo e sistemico, che –  ça va sans dire – non sia solo un supporto pratico, bensì un vero e proprio catalizzatore di consapevolezza e trasformazione. Con l’aiuto di un coach, le transizioni si trasformano da crisi da affrontare in straordinarie opportunità per ridefinire chi siamo e cosa desideriamo diventare. Sì, Bob Dylan ha ragione anche questa volta: il coaching ci guida verso una rinascita autentica e sostenibile, capace di trasformare il dolore in potenziale, il cambiamento in crescita, il pain in beautiful thing…

Contattami per avere informazioni sul Transition Coaching e sul progetto Transition Mastery.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Telegram
Email
Picture of Gianfranco Nocilla

Gianfranco Nocilla

Master Certified Coach MCC
Team Coach ACTC
Executive & Transition Coach
Voice Dialogue Facilitator

All Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri Articoli

“Sopravvissuto”, “tradito”, “povero”, “depresso”…. Cambiando il linguaggio e scegliendo parole di possibilità, possiamo trasformare il nostro racconto di noi stessi, liberandoci da vecchie ferite e proiettandoci verso il futuro con maggiore resilienza e creatività.
Senza categoria
Gianfranco

Parole sulle spalle

“Sopravvissuto”, “tradito”, “povero”, “depresso”…. Cambiando il linguaggio e scegliendo parole di possibilità, possiamo trasformare il nostro racconto di noi stessi, liberandoci da vecchie ferite e proiettandoci verso il futuro con maggiore resilienza e creatività.

Read More »
Senza categoria
Gianfranco

Trump 2

La rielezione di Trump mi ha portato a riflettere sulle voci interiori che emergono in momenti di grande impatto: emozioni, razionalità, paure e desideri di azione.
Il Voice Dialogue ci aiuta a riconoscere e integrare queste parti, trovando equilibrio e consapevolezza.

Read More »
Senza categoria
Gianfranco

Love is the natural result

“Love is the natural result”, dice Barry Johnson, ed è ciò che accade quando abbracciamo le polarità, trasformando tensioni in sinergie e disconnessioni in collaborazione. Ogni sistema, personale o organizzativo, trova forza nell’interconnessione e unicità, e attraverso il coaching sistemico e il Voice Dialogue possiamo scoprire insieme come creare armonia e crescita.

Read More »
Fremont non solo è un delicato film sull'immigrazione, ma anche una descrizione cinematografica di un profondo percorso trasformativo attraverso competenze di coaching avanzate.
Senza categoria
Gianfranco

Fremont

Fremont non solo è un delicato film sull’immigrazione, ma anche una descrizione cinematografica di un profondo percorso trasformativo attraverso competenze di coaching avanzate.

Read More »
Le parole "enshittification" e "brain rot", scelte come simboli del 2024, rivelano il malessere del nostro tempo. Le nuove generazioni stanno mostrando una consapevolezza crescente: non vogliono abbandonare il digitale, ma renderlo più sano, equilibrato e sostenibile: la sostenibilità digitale non è più un’opzione, ma una necessità!
Senza categoria
Gianfranco

Enshittification

Le parole “enshittification” e “brain rot”, scelte come simboli del 2024, rivelano il malessere del nostro tempo.
Le nuove generazioni stanno mostrando una consapevolezza crescente: non vogliono abbandonare il digitale, ma renderlo più sano, equilibrato e sostenibile: la sostenibilità digitale non è più un’opzione, ma una necessità!

Read More »
Le transizioni rappresentano momenti di cambiamento profondo e inevitabile che, sebbene complessi e dolorosi, offrono l'opportunità di un autentico rinnovamento personale. Attraverso strumenti come il "Transition Coaching", è possibile trasformare queste crisi in occasioni di crescita, favorendo consapevolezza e un nuovo senso di direzione.
Senza categoria
Gianfranco

Behind every beautiful thing…

Le transizioni rappresentano momenti di cambiamento profondo e inevitabile che, sebbene complessi e dolorosi, offrono l’opportunità di un autentico rinnovamento personale. Attraverso strumenti come il “Transition Coaching”, è possibile trasformare queste crisi in occasioni di crescita, favorendo consapevolezza e un nuovo senso di direzione.

Read More »

Le 3 fondamenta del processo di TRANSIZIONE

La Transizione è il passaggio da uno stato all’altro, è cambiamento, trasformazione, evoluzione.

Inizia il tuo personale viaggio verso il cambiamento, la soddisfazione, il successo che meriti.

Vuoi ottenere il Cambiamento che Desideri in Tempi Record?

Ti aiuto a fissare i Tuoi Obietti in modo Efficace e a Orientarti verso la TRANSIZIONE che desideri.

PRENOTA una call Gratuita con me

.

INFORMATIVA

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.